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Gustato che avrete, o egregio Cavaliere, del banchetto che vi ho imbandito, farete in guisa di rimettervi in voglia di vedere ancora una volta la mia Venezia. Venite a risalutarla, ed io festeggerò il vostro arrivo facendo sì che dalla voce melodiosa di qualche ninfa di queste lagune possiate sentirvi ripetere le belle canzoncine di Buratti e di Lamberti. Allora con sempre maggiore piacere rinnoveremo anche nel veneziano vernacolo i nostri cari colloquj lungo la riva degli Schiavoni e fra i viali ora divenuti ombrosi di quel Giardino che per la sua singolare collocazione voi trovavate un incanto.

Vi rinnovo le proteste della mia verace considerazione.

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