Ottave e canzonette di Tonino

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Qualità del testo: sto testo el xe conpleto, ma el gà ancora da vegner rileto.
Ottave e canzonette di Tonino
Se nelle donne sia più stimabile la bellezza o la grazia
1750

 Edission original:   

"Tutte le opere" di Carlo Goldoni; a cura di Giuseppe Ortolani;
volume 13, seconda edizione; collezione: I classici Mondadori;
A. Mondadori editore; Milano, 1955

 Fonte:

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goldoni/componimenti_poetici/pdf/compon_p.pdf

Edission e fonte ▼
Da la comedia Il Poeta fanatico, Atto II, Scena 13.

Amor, che delle donne ti te val
Per metter in caena i nostri cuori,
Dimme se della donna più preval
I bei graziosi vezzi o i bei colori.
La femena, che a nu fa ben e mal,
Ora dandone gusti, ora dolori,
Per venzer sempre, e trionfar segura,
La dopera a so tempo arte e natura.

Amor, ti che ti pol andar là drento
In tel cuor della donna a bisegar,
Che ti sa l'arte, el modo e el fondamento
Come possa la donna innamorar,
Te prego in grazia, damme sto contento,
Fa che el vero a capir possa arrivar,
E sappia dir co un poco de dolcezza
Se più possa la grazia o la bellezza.

Supplico chi m'ascolta aver pazienza,
E voler quel che digo perdonar,
Perché prevedo che la mia sentenza
Ugual diletto a tutti no pol dar.
Amor m'ispira, e spero a sufficienza
De grazia e de beltà poder parlar;
A una delle do s'aspetta el vanto,
E mi dirò la mia opinion col canto.

Il Ciel benigno e provido
Vedendo che più fragile
Dell'uomo era la femmina,
Per renderla più amabile,
Per farla compatibile,
Le dié bellezza e grazia.
Le dié ecc.

Quel che bellezza chiamasi
Talora è un viso candido,
Talora bruno o pallido;
Due luci belle diconsi
Talor, perché negrissime,
O pur di color vario;
Talor perché allegrissime,
Talor perché patetiche;
E belle son, se piacciono.
E belle ecc.

Chi vuol la donna picciola,
Chi grande la desidera;
Del grasso chi dilettasi,
E chi la vuol magrissima;
Chi vuol che sappia ridere,
Chi vuol che sappia piangere;
E belle chiaman gli uomini
Sol quelle che a lor piacciono.
Sol quelle ecc.

Bellezza è dunque varia,
E non ha certo merito,
E non può i cori accendere,
Se a lei non somministrasi
Valor da noi medesimi.
Valor ecc.

Ma non così la grazia,
La qual da tutti ammirasi,
E d'essa ognun dilettasi,
E ognun che ad essa accostasi,
Si sente nel cuor ardere.
Si sente ecc.

La grazia, ch'è indelebile,
In una brava femmina
In vecchia età conservasi;
Ma una sgarbata giovine,
Ancorché sia bellissima,
Quando un pochino invecchia,
Si rende altrui ridicola.
Si rende ecc.

Più vale assai lo spirito
D'una bellezza stolida:
Le donne assai più possono
Col vezzo, che col minio.
Bellezza va prestissimo,
La grazia è più durabile:
Quest'è la mia sentenzia.
Quest'è ecc.

Graziose femmine
Se qui m'ascoltano,
Il mio gradiscano
Sincero cor.
E le bellissime
Deh mi perdonino
Che inimicissimo
Non son di lor.
Molto esse possono
Col volto amabile,
Coll'adorabile
Loro beltà.
Ma della grazia
È il pregio massimo,
Che ancor conservasi
Nell'altra età.
Però confessovi
Che a me pur piacciono,
Vermiglie o candide,
Le donne ognor:
Che mi ferirono,
E mi feriscono,
Ed esser dubito
Ferito ancor.

Amor, ti ti ha deciso che val più
La grazia femminil della beltà;
Ma parlemose schietto fra de nu,
L'una e l'altra xe forte in verità.
Se spirito gh'avesse, e più virtù,
Diria de tutte do l'attività.
Fenisso, perché v'ho seccà abbastanza;
Se ho dito mal, domando perdonanza.

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