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E il gran momento, infatti, è venuto, come la bell'anima del Veneziàn l'aveva presagito.

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Contemporaneamente alla poesia del Padovàn e dopo di lui, dunque, la musa dialettale triestina guizza e saltella giocondamente. Talvolta nel riso nasconde una lacrima; nell'apostrofe, allegra o beffarda, un singulto. Ora sono poeti gli autori stessi della musica, come l'Urbanis e il Borghi; ora sono altri rimatori che alle note dei musicisti: Silvio Negri, Ernesto Luzzatto, Michele Chiesa, Ermanno Leban ed altri ancora, specializzatisi nel genere, prestano il facile ritmo delle loro strofette.

Ma non per questo la poesia vernacola di San Giusto esula dai volumi. Dal 1903 in poi, anzi, una nuova fioritura di poeti del dialetto triestino germoglia, accolta con viva simpatia dal pubblico dei lettori e dalle impressioni della critica.

Dal 1899 in poi il modesto compilatore di queste pagine non diede più alcun volume di rime dialettali alle stampe, ma si restrinse a portare la voce del popolano di Trieste dinanzi ai pubblici delle altre città italiane, mosso non

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