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Qualità del testo: sto testo el xe conpleto, ma el gà ancora da vegner rileto.

 Edission original:   

Pietro BurattiPoesie e satire di Pietro Buratti veneziano, corredato di note preliminari ed annotazioni scritte dallo stesso autore, Amsterdam, J. Loocke, e figlio, 1823

 Fonte:

Indice:Poesie e satire di Pietro Buratti veneziano.pdf

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NOTA PRELIMINARE.


Il Beltramelli, uno dei tre linaroli satirizzati, fra le molte sue balordaggini si mise in capo la smania di essere poeta. Scrisse prima in lirico per la Malanotte celebre cantante, e quasi contemporaneamente pubblicò contro l'autore una satiretta che non aveva ne capo ne coda. Per non lasciare impunita l'offesa mi credetti in obbligo di rispondergli epilogando prima le varie ingiurie di cui venni caricato.


Risposta all'anonimo.


So stà un pezzo titubante
     Se dovesse entrar in gara
     Co l'anonimo zelante
     Che me trova pien de tara,
Che s'à fato prima in lirico
     Altamente cogionar
     E che adesso in ton satirico
     Vien la vespa a stuzzegar,
Che me chiama sior Durando
     In origine fachin 1
     Che no vol che al mio comando
     Gabia un strazzo de zechin 2
Che me leva fin la gloria
     D'esser nato da un banchier,
     Che me publica per boria
     In Bologna boteghier,
Che scanando qualche verso
     Per contar tropo sui dei,
     Me fà un capo de converso
     Col negozio dei penei, 3

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Che me dise pien d'inzegno
     Vù se un povero spiantà,
     Ve capisso vado a segno
     El signor xe malignà. 4
Che me vol ridoto al verde
     Per la vergine rolina,
     Che me sona co ste merde
     La mia prossima rovina, 5
Che da vero zizoloto
     Voria far le so bravae,
     Che vien fora col zeroto
     D'un bon fraco de legnae.
Gera megio, ve l'acordo,
     Senza urtarse de sto bulo
     Tirar dreto far el sordo
     Diria quasi averlo in culo.
Ma l'è tanto zuca voda
     Che se mi no storzo el naso
     El pol crederse de moda
     Sto escremento del Parnaso.
El pol dir, zogatolando
     Co la magica bacheta 6
     Gò pò fato a sior Durando
     Ingiotir la piloleta.
Povereto! bon per vù
     Che no vol mostrarve ancuo
     Quanta sia la so virtù
     El poeta da paluo.
Se comincio a consolarve
     Vù sè frito, bel putelo!
     No savè dove salvarve
     No ve resta suto un pelo.

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Perchè mai scaldarve tanto
     El mio caro nasavento? 7
     D'esser rico no me vanto,
     Son poeta, e son contento.
Spendè pur quanto ve piase,
     No ve posso criticar,
     Ma per cossa de le case
     Voleu l'albero guastar?
Mì no parlo del bisnono,
     (Che no vado tanto in là)
     Negoziante gera el nono
     Conossudo in stà cità.
Vù che adesso, sior lasagna,
     Figurè signor in piazza
     Chi sà mai de che magagna
     Sporca xè la vostra razza?
Sto episodio perdoneme
     (Se episodio vù intendè)
     No la go col vostro seme
     Mi ve lasso quel che sè.
Ma per zelo del mestier
     Per decoro del mio Nume
     La gò ben col boteghier
     Che poeta se presume.
Che trà un salto impertinente
     Dal so banco in Elicona,
     Che gnancora no se pente
     De mostrarse tanto mona.
Perdoneme sta espression,
     Ma la rima lo domanda:
     Regoleve sior cogion
     E metevela da banda.

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ANNOTAZIONI
  1. [p. 98]Origine affatto nuova per me che mi conosco figlio di un banchiere, e di schiatta mercantile per una serie di memorie avite.
  2. [p. 98]Disgrazia per altro comune ai poeti.
  3. [p. 98]Questo è vero. La famiglia ritiratasi in Bologna dopo aver abbandonato il commercio, conservava un negozio di colori, e traea buon profitto dalla fabbrica di pennelli.
  4. [p. 98]Milanterie degne d'una zucca vuota.
  5. [p. 98]Modo suo particolare di epitetar la Rolina. È pur troppo vero che il giuoco mi ha sedotto, ma non per altro a segno di ridurmi a pane.
  6. [p. 98]Beltramelli portava in mano un piccolo badinè.
  7. [p. 98]Termine vernacolo molto espressivo per caratterizzare lo stordito.
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